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Avatar di Daniela

Bellissimo articolo. Questo pezzo mi ha fatto riflettere su quanto la noia sia diventata quasi una competenza dimenticata. Non qualcosa da evitare, ma qualcosa che non sappiamo più abitare.

Mi ha colpito soprattutto il passaggio sul pacing: nella progettazione delle esperienze si alternano velocità diverse per aiutare le persone a vivere meglio un percorso. Nella vita, invece, sembriamo aver eliminato quasi del tutto la lentezza, come se il vuoto fosse qualcosa da correggere, da riempire subito.

E così la noia dei bambini diventa quasi destabilizzante. Non perché sia problematica, ma perché ci ricorda una dimensione che abbiamo perso: stare fermi senza uno scopo, senza un obiettivo, senza ottimizzare nulla.

La scena di tuo figlio nella luce, a guardare la polvere, ha qualcosa di profondamente simbolico. Non sta producendo, non sta imparando, non sta migliorando. Sta semplicemente vivendo un momento sospeso. E forse è proprio questo che rende quei momenti così rari e preziosi.

Mi ha fatto pensare che oggi non abbiamo solo riempito il tempo: abbiamo anche riempito il silenzio mentale. E forse la noia, quella vera, è uno degli ultimi spazi in cui può nascere qualcosa di inatteso.

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